Lettera del 18/09/2018

Brescia lì, 18/09/2018

Nel 2011 ho deciso di far conoscere gli avvenimenti della mia vita con una mia biografia. Questa era però parziale – e a tutt’oggi è ancora così! – perché mi sono fermato all’anno 1992!!!

Il primo libro venne pubblicato con il titolo “Il dito di Dio – Parte prima: il fatto”. Lì vi sono narrati gli avvenimenti a me accaduti, ma senza i documenti “diretti” della mia frequentazione con Ettore Majorana, anche se tutte le vicende raccontate riportavano a lui.

Successivamente ho autorizzato la seconda pubblicazione “Il segreto di Majorana – Due uomini, una macchina”. In essa sono stati pubblicati documenti attestanti il mio rapporto con Ettore Majorana, e vi è manifestato anche il vero motivo che nel 1938 ha spinto Majorana ad allontanarsi da tutti: cioè per dedicarsi allo studio, e dimostrare al mondo scientifico che esistono alternative importanti e senza pericoli nello sviluppo e nell’utilizzo pratico della fisica atomica, ossia per ideare e costruire la macchina!

Infine nella terza pubblicazione “2006: Majorana era vivo!”, sono stati inseriti riferimenti ad altri nuovi documenti e filmati, certificati da professionisti Periti dei Tribunale, a sostegno non solo di quanto affermato nel titolo, ma anche a maggior conferma dei fatti raccontati, fino al tentativo di raggiungere perfino la quarta fase della teoria fisica di Ettore Majorana!

Riguardo a queste pubblicazioni, ho fatto ben presente che non era per me importante far conoscere le mie vicende personali. Chi mi conosce sa quanto sono schivo al riguardo! Su questi fatti invero ci fu una disinformazione scientemente sparsa negli anni addietro, e ne è poi seguito un silenzio, che nel 2011, anno dell’edizione della mia biografia, ho cercato di rompere.

Ma per quale motivo ho narrato questi miei avvenimenti? L’unico vero scopo della mia biografia è di rendere consapevoli quante più persone possibili circa la grande opportunità che potrebbe offrire questa macchina, che lì è descritta e documentata nei suoi effetti. Naturalmente solo alla condizione che venga utilizzata secondo gli intendimenti di Ettore Majorana che l’ha ideata (che sono poi gli stessi miei, che l’ho costruita e testata).

Riuscire a dare all’Umanità intera questa macchina farebbe fare un balzo in avanti nella storia dell’evoluzione a tutti gli esseri umani, recando benessere e miglioramenti impensabili anche alla più fervida fantasia!

So che viene spontaneo, non solo a chi legge correttamente le mie vicende in base ai fatti documentati, ma soprattutto ai più scettici al riguardo, porre delle domande. Ecco le principali cui è necessario che io risponda.

“Perché non faccio un esperimento o più esperimenti come sono stati raccontati e documentati nel passato, ma oggi, con il crisma della correttezza scientifica?”

La risposta è lapidaria: perché mi viene impedito. Mi si chiede proprio di fare quello che anelo: lo scopo di tutta la mia vita, ma mi viene impedito continuamente. Già nella mia biografia ho evidenziato più volte gli impedimenti, e la mia richiesta di “aiuto” – non soldi, nemmeno quelli necessari per costruire la macchina – bensì “aiuto” sotto forma di protezione. Ho scritto e pubblicato, testualmente “…Non voglio finanziamenti ma protezione, affinché la macchina venga resa di pubblico dominio e venga messa a disposizione per tutti i possibili usi pacifici a vantaggio dell’Italia e, se l’Italia rifiuta come ha sempre fatto, del mondo intero!”

Mi son rivolto anche a Roberto Giacobbo sperando, grazie all’ampia diffusione della Rai, di poter avere quell’ ”aiuto” che egli con la sua riconosciuta professionalità, ha ben evidenziato nel finale dell’unica intervista che concessi a un giornalista, mandata poi in onda sul canale della Rai “…Lei  (Pelizza) dunque vorrebbe una volta tanto nella vita, e per questo è qui, poter fare in maniera ufficiale esperimenti, presso un Ente riconosciuto, tutelato, statale, protetto o quanto meno sotto controllo dello Stato, nel pieno rispetto delle leggi, per far vedere questa macchina che avrebbe progettato Majorana e che lei avrebbe costruito sotto l’egida di Majorana…”

Ecco, questo è quello che ho sempre sperato. Però anche questo ultimo appello è stato vano, senza alcuna risposta! Ufficialmente nessun interessamento da parte di Università o di Enti Scientifici nazionali, con l’egida e la protezione da parte del nostro Stato, l’appello è stato lettera morta!

“Perché ho pubblicato sul web i disegni della macchina?”

Nella mia biografia – che si ferma al 1992 – vi sono narrati gli ostacoli che ho dovuto superare, i sequestri subiti, le minacce a me e ai miei familiari, le tante macchine che mi sono state sequestrate man mano che procedevo nei tentativi di raggiungere sperimentalmente le fasi della teoria fisica di Ettore Majorana.

Ora siamo nel 2018, mancano altri 26 anni di avvenimenti per completare le mie vicende. E sono avvenimenti che, per ora, per un preciso impegno non posso rende noti; vicende non certo trascurabili, in cui ho tentato, sempre da solo, di raggiungere gli scopi umanitari concordati con Ettore Majorana. Il che vuol dire che in questi anni ho sempre cercato di costruire la macchina, che ogni volta mi è stata sequestrata, per decine di volte.

Così alla fine ho preso una decisione: mettere sul web i disegni della macchina, se altri l’avessero costruita – e poi fossi intervenuto io che sono l’unico capace di farla funzionare – allora i Servizi Segreti al soldo dei “Poteri forti” di certo avrebbero avuto maggiori difficoltà e forse non avrebbero potuto impedire la costruzione di una o più macchine e il loro conseguente utilizzo.

E’ stato questo un mio ennesimo tentativo, e anche questo senza risultati. Ma non è stato un azzardo per due motivi:

Il primo motivo è che già Ettore Majorana, nella sua lettera a me scritta nel 1964 diceva: “…Ora sei sicuramente pronto per affrontare il compito di realizzare la macchina; conosci perfettamente ogni particolare, hai appreso dettagliatamente la formula necessaria per il funzionamento della stessa; ora ti consegno i disegni e dati per il montaggio. Solo di una cosa ti chiedo: devi essere molto prudente. Disegni e dati non sono tanto importanti; la formula, invece, va ben custodita. Per nessun motivo deve cadere in mano ad altre persone: sarebbe la fine, di sicuro…”. Dunque i disegni potevano essere divulgati.

Il secondo é che la macchina – passi questo paragone semplicistico-  è come un PC, che è composto da due parti: l’hardware, che è praticamente una scatola con i congegni, ma il Pc non funziona se non con la seconda parte, il software (che è la formula di cui scrive Ettore Majorana).

“Perché non parlo della fisica e della “nuova” matematica di Ettore Majorana?”

La ragione è semplice. Già nella lettera del 1964 di Ettore Majorana, ricordata anche sopra, egli mi diceva di non espormi a dibattiti o entrare nei particolari su ciò che egli mi aveva insegnato. “…Come ben sai, quanto hai appreso va molto oltre le attuali conoscenze; pertanto non misurarti con nessuno, perché potresti scoprirti. Anche se qualcuno, conoscendoti, ti provocherà, tu ascolta e fingi di non capire …”

Io mi sono sempre attenuto alle indicazioni del mio “Maestro”, al punto che ho suscitato anche la sua meraviglia, quando senza il suo aiuto (trovandomi all’estero per la nota vicenda della strampalata accusa “di aver costruito un’arma da guerra senza licenza”), ho introdotto i principi della sua “nuova” matematica in un elaboratore per ottenere i dati per la terza fase della sua teoria fisica. (non conoscendo l’informatica mi ha aiutato un esperto del settore, Carlo Tralamazza).

Così infatti Ettore mi scrive, nella lettera del 18 maggio 1993.

“…Non avendo più avuto la possibilità di metterti in contatto con me, mi hai sostituito con i suoi calcoli; come hai potuto usufruire di programmi fatti da lui, secondo le tue descrizioni, con un calcolatore che non contiene nulla della nostra matematica? Mi dici che con tutte le variabili che gli davi subito dopo aver realizzato il programma, lui diventava matto (anzi continuava a dirti che eri matto). Ma siccome ogni volta avveniva un miglioramento, dopo i primi venti o trenta programmi accettò tranquillamente, sempre cercando di capire il principio, anche se non ti ha mai creduto quando gli dicevi che era troppo complicato spiegarglielo in così breve tempo…”

Infine in un’altra lettera, che mi riservo di pubblicare solo al momento opportuno, Majorana scrive:

“…Non possiamo dare al mondo scientifico una dimostrazione sulla matematica da me usata allora per formulare la mia teoria, perché loro non la comprenderebbero, poiché non la conoscono. Tu sai benissimo perché non possiamo divulgarla; a te stesso ne insegnai solo una parte, non perché non volevo, ma non potevo, dato che anch’io ho dei vincoli, come tu ben puoi capire…”

Da quanto ho appena esposto, devo con forza precisare che, poiché ho sempre rispettato gli impegni presi col mio “Maestro” Ettore Majorana, non ho mai spiegato scientificamente ne tanto meno ho approfondito, gli aspetti della “nuova matematica” e della “nuova fisica” di Majorana. Con nessuno!

Sul web e sui social, in seguito alla pubblicazione della mia biografia, sono apparsi dei commenti e delle valutazioni a riguardo degli avvenimenti narrati e sulla macchina stessa. Chiaramente quello che è stato pubblicato su web, sui social ecc. è libera interpretazione di chi ha postato i commenti, e ovviamente parte di questa è del tutto fuorviante. Se queste persone avessero letto attentamente la mia biografia, molte delle notizie strampalate che si trovano sul web riguardanti la mia storia e la macchina, non sarebbero nemmeno apparse, così pure certe bislacche domande che si leggono sui social non sarebbero mai state poste.

Di conseguenza voglio sottolineare che ciò che è stato scritto sul web, sui social, e soprattutto edito su carta stampata, facendo intendere che io ne sarei la fonte, è assolutamente falso, infatti riconosco in pieno solamente:

a) ciò che si trova sul mio sito  majorana-pelizza.it

b) tutto ciò che è stato raccontato da Alfredo Ravelli nella pubblicazione dei tre libri sopra citati, riguardanti la mia biografia, e al sito web a essi collegato ilsegretodimajorana.it

c) l’unica intervista che io abbia mai rilasciato a un giornalista, precisamente a Roberto Giacobbo, in una sua puntata del programma televisivo Voyager.

Rolando Pelizza